Franz Piatto

Batteria

Forse il destino se lo portava nel cognome? Può essere, fatto sta che Franz inizia ad appassionarsi di musica nel luogo dove è più facile incontrarsi da bambini, ovvero l’oratorio.
Così quando ha 10 anni il papà, già batterista, gli regala grancassa, piatti e tamburi con la quale inizia a scandire il ritmo.

Ho imparato prima a suonare e poi a insidiare le femmine

Franz Piatto

In casa non si vive senza musica. La madre non legge lo spartito ma ha una magnifica voce naturale, il fratello studiava all’epoca il clarinetto, la sorella di Franz lavora in un negozio di dischi… e questo è un ulteriore momento di contagio e di approfondimento;
dai primi LP dei Beatles passa ad ascoltare i Led Zeppelin per i quali ha subito una gran ammirazione e passione.

 

Fulminato sulla via del rock si immerge a corpo morto tra Jimi Hendrix, Deep Purple, e il primo concerto live in assoluto degli Uriah Heep che lo galvanizza ancora di più.
A 16 anni arriva la prima vera batteria e con altri cinque amici forma una band di Hard Rock che si fa le ossa suonando nelle scuole e nei locali.

 

( ph. Giancarlo Frascà )

( ph. Giancarlo Frascà )

( ph. Stefano Ghelli )

( ph. Stefano Ghelli )

Nel 1978 il gruppo si scioglie e grazie ad un amico conosce Herbert Pagani e altri musicisti che lo portano a frequentare i famosi Stone Castle Studios di Carimate nei cui corridoi vede passeggiare Enrico Ruggeri (ancora con i Decibel), Matia Bazaar, Flavio Premoli (PFM) Shell Shapiro, in veste di produttore e tanti altri artisti, tra cui Riccardo Fogli che ingaggia Franz per la prima volta in una tournée estiva nel 1979 seguita poco dopo da una seconda.

 

Sempre più profonda è l’amicizia con Herbert Pagani, ormai ex musicista e sempre più artista multimediale, che coinvolge Franz nella sua nuova passione, la realizzazione di opere scultoree.

Negli anni Ottanta è batterista in alcune cover bands soprattutto quella dedita al rock ‘n roll degli anni ‘50 e ’60 e country-rock capeggiata dall’ex Kim & the Cadillacs, Trutz Viking Groth, poi nel 1990 collabora nell’orchestra del Piccolo Teatro di Milano per La grande Magia di Edoardo De Filippo, commedia che verrà portata in tournee per mesi, sia in Italia sia all’estero (Canada e URSS), seguita da un secondo tour italiano, l’edizione 1993 dell’Arlecchino di Goldoni.

 

Segue l’incontro con il chitarrista Massimiliano Piro, collaboratore di Massimo Vecchi per le produzioni extra Nomadi che lo introduce nel gruppo sorgente che diventerà in seguito Manoloca.